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Non so il perché... ma lo dico! PDF Stampa E-mail

Il menù delle rubriche si è arricchito con un nuovo argomento. Il titolo è:  

 

“Non so il perchè...ma lo dico”.

Lo stimolo ci è nato dal fatto che sempre più spesso ci troviamo a leggere su testate e riviste nazionali e internazionali che nulla hanno a che fare con noi, articoli e risultati di ricerche coerenti con le conoscenze prodotte dalle 5 Leggi Biologiche. Il fatto è che, non conoscendo la materia, contengono affermazioni “forti” ma non ne sanno spiegarne il perchè.

Il nostro intento è di completare tali affermazioni grazie alla conoscenza delle 5 Leggi Biologiche. 

La rubrica è stata organizzata in modo da prevedere l'articolo originario in Pdf  (dove è possibile. Dove non lo è trovate comunque i riferimenti che lo riguardano). Inoltre vengono riportati i punti salienti dell'articolo con un commento e spiegazione in base alle 5 Leggi Biologiche.

Chi di voi volesse partecipare attivamente alla rubrica, può inviarci articoli in PDF a XXXX, che verranno trattati con lo stesso intento e pubblicati.

Buona lettura!

 

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E l'industria farmaceutica “inventò” l'osteoporosi

(L'Adige  03/01/2009)

 

L'articolo è stato  stimolato dalla lettura di un editoriale pubblicato sulla  rivista “Informazione sui farmaci” (2008; 32, n4) scritto dal prof. Gianni Tognoni, dell'istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.  Questa rivista viene inviata a domicilio a tutti i medici della provincia di Trento da parte dell'azienda provinciale per i servizi sanitari.

 

1)      Un gruppo di ricercatori clinici del CEVAS di Modena (struttura scientifica italiana dedita all'elaborazione di linee guida basate sull'evidenza clinica) mette in guardia la classe medica dal favorire una suggestione collettiva di essere malati di osteoporosi.

2)      Affermano: partendo dalla definizione di uno standard, grazie al contributo dell'industria farmaceutica, ha preso forma l'immagine di una epidemia silenziosa e terribile che affligge milioni di donne dopo la menopausa: un'operazione al confine (spesso oltre i limiti) della malattia costruita (disease mongering = mercificazione della malattia) dove un fattore di rischio del tutto naturale viene trasformato in malattia.

3)      Nel 1994 un gruppo di medici specialisti definì “normale” la densità minerale dell'osso della donna giovane-adulta e osteoporosi una condizione con densità inferiore.Questo gruppo era stato finanziato da una casa frmaceutica e gli stessi autori ammisero che erano limiti arbitrari e che non indicavano quella discrimminante diagnostica che sarebbe invece poi diventata uso clinico comune.

4)      Perciòpartendo dalla definizoine di uno standard errato, grazie al contributo dell'industria, si è creata artificiosamente una malattia in una popolazione sana.

5)      In realtà sono le cadute a terra a determinare le fratture. Il trauma, magari lieve, agisce su un osso reso fragile da cause diverse dalla demineralizzazione.

Ancora una volta ci troviamo a far fronte ad una malattia inventata ma che, una volta diagnosticata, mantiene il problema attivando una conflittualità locale. Infatti la conoscenza delle 5 leggi biologiche ci ricorda che:

Le ossa sono innervate dal midollo cerebrale e rispondono ad una sensazione di non essere abbastanza forti. Ogni zona specifica ha poi il suo significato particolare. In fase di conflitto attivo vi ricordiamo che l'osso osteolizza, per riparare poi con gonfiore ed edema nella fase di soluzione. Alla fine del processo quell'osso o quella costola risulterà più calcifica e mineralizzata di prima, cioè più forte.

L'osso quindi può rompersi per due situazioni particolari: o perchè la persona resta a lungo in fase di conflitto attivo (continua ad osteolizzare ed è quello il caso in cui possiamo avere, per una piccola sollecitazione, una frattura fredda) oppure nella prima fase di soluzione, dove l'osso è gonfio ed edemizzato perciò più fragile ad una sollecitazione.

Con la diagnosi le cose si complicano: se mi dicono che ho male alla spalla perchè ho l'osteoporosi alle ossa, posso mantenere attivo il conflitto in modo locale per la sensazione che quella parte del mio corpo non è a posto, è fragile. Non sarà più il problerma originario e mantenermi nel conflitto e quindi nel circolo vizioso, ma la diagnosi stessa. 

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L' Helicobacter Pylori ripara lesioni dello stomaco e della cornea

(SanitàNews 01/10/2009)

 Lo afferma una ricerca condotta all'Università di Napoli, Federico II, coordinata da Gianni Marone e pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Immunology.

Le parti che nell'articolo sono state evidenziate, dichiarano:
 

1)      L'Helicobacter pylori, il batterio che scatena l'ulcera, produce una proteina capace di riparare le lesioni sulle pareti dello stomaco, sulla cornea e sulla pelle.

2)      Grazie alla proteina (prodotta dall'helicobacter pylori) le ulcere guariscono più rapidamente.

Anche in questo caso la conoscenza delle 5 leggi biologiche ci viene in aiuto per capire cosa accade.

L' Helicobacter Pylori e i tessuti ectodermici.

1) Occorre come prima cosa distinguere lo stomaco nelle sue due parti:  piccola curva dello stomaco, ricoperta di epitelio pavimentoso (ectoderma) e innervata dalla corteccia sensoriale (area perinsulare)  e la grande curva, tessuto endodermico, innervata dal tronco cerebrale.

Come prima cosa va detto che l'ulcera si può riscontrare solo nella piccola curva, mai nella grande. Il tessuto della piccola curva, ulcera in fase attiva e ripara nella fase di soluzione.

Se la mucosa di epitelio pavimentoso della piccola curvatura è ulcerata, allora il tessuto connettivo e la muscolatura sottostante (mesoderma del midollo cerebrale), vengono erose dall'acido cloridrico. Quando riparano l'helicobacter può contribuire alla ricostruzione del tessuto che però col suo aiuto, ripara meglio. 

In effetti il dr. Hamer ha potuto riscontrare che funghi, micobatteri, batteri e virus, non si presentano a caso su qualsiasi tessuto solo perchè ne siamo venuti in contatto (ne siamo costantemente in contatto!) ma che sono simbiotici al tessuto nel quale proliferano (e al cervello che li innerva). Perciò nemmeno la proliferazione è casuale ma segue perfettamente l'andamento bifasico in sincronicità con l'andamento bifasico del tessuto.

Vi ricordiamo che funghi e micobatteri proliferano a partire dalla fase di conflitto attivo nei tessuti endodermici e mesodermici del cervelletto, cioè proprio quando anche il tessuto sta  crescendo, e diventano attivi nella fase di soluzione quando cioè le cellule cresciute in più  non sono più necessarie e vengono perciò demolite, caseificate, ad opera dei funghi e micobatteri.

Invece i batteri (per i tessuti del midollo cerebrale) e i virus (per la corteccia) proliferano e si attivano solo a partire dalla fase di riparazione, quando cioè quei tessuti che hanno prima ulcerato durante la fase di conflitto attivo, hanno ora necessità di riparare.

E se l'helicobacter ripara le ulcere non solo dello stomaco (piccola curva) ma anche della cornea e della pelle, questo avviene solo a partire dai tessuti del midollo cerebrale ( tessuto connettivo, muscolatura, fasce etc).

2)   Se durante la fase di riparazione c'è l'Helicobacter, è vero che la sua presenza aiuta a produrre una cicatrizzazione più veloce.

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 Tramonta il mito del colesterolo (cattivo)

(Corriere della Sera.it  archivio 07/02/2008)

Dallo studio di Enhance, arriva l'ultima spallata al dogma che il colesterolo alto è uguale a rischio vascolare. L'articolo del Corriere è molto chiaro nel dichiarare la più che probabile innocenza del colesterolo “cattivo” come causa di ictus ed infarti. Denuncia inoltre senza giri di parole,  i grandi interessi economici delle case farmaceutiche per cui, nonostante si dichiari l'innocenza del colesterolo per lo stato delle arterie, i protocolli di cura e i farmaci utilizzati restano inalterati. 

  1. A chiedersi se questo grasso del sangue sia davvero il gran colpevole di infarti ed ictus non sono i soliti “grilliparlanti” dei siti web alternativi, ma molti rappresentanti del mondo scientifico.

  2. Hanno visto che i due farmaci anticolesterolo effettivamente abbassano il livello di colesterolo nel sangue, ma questa riduzione non produce un reale beneficio per le arterie.

  3. Gary Taubes, corrispondente della rivista Science, sull'Herald Tribune spiega che il colesterolo è considerato buono o cattivo a seconda se è veicolato da lipoproteine ad alta densità (Hdl) o a bassa (Ldl). Cioè si è sempre confuso il colesterolo con le proteine che lo trasportano nel sangue (appunto le lipoproteine).

  4. L'infarto colpisce anche le persone con colesterolo normale

  5. I farmaci che abbassano i livelli di colesterolo, non prevengono comunque le placche nelle arterie..

  6. Nonostante questi riscontri, l'Fda, l'ente americano per il controllo delle medicine continua a registrare farmaci per la prevenzione delle malattie cardiache, solo in base al fatto che riducono le Ldl. E le autorità sanitarie conducono campagne di prevenìzione puntando sul colesterolo.

  7. Il fatto è che il mercato degli anticolesterolo è gigantesco. Lo studio Enhance denuncia  che l'industria ha rivelato con ben due anni di ritardo i risultati negativi (e con un inciso noi aggiungiamo che nel frattempo sono passati altri anni senza che sia cambiato nulla!). Insieme al British Medical Journal avverte anche che per allargare sempre più il numero di consumatori, hanno ridotto sempre di più i livelli normali nel sangue in modo da creare più malati. E giocando sull'ipotesi del colesterolo buono (da aumentare) e quello cattivo (da ridurre) possono proporre nuove molecole dato che stanno scadendo i brevetti di quelle vecchie. Peccato però che un farmaco con queto nuovo meccanismo d'azione, il torcetrapib, invece di prevenire infarti e ictus li provoca.

Per quanto riguarda i punti 6 e 7 ci sono pochi commenti da fare: se quello che viene denunciato è vero, si tratta di truffa e come tale andrebbe trattata da chi ne ha subito le conseguenze.

Per l'argomento placche ed infarto, la conoscenza delle 5 Leggi biologiche ha invece molto da dire. 

In primo luogo ricordiamo che il cuore è composto da diversi tessuti ed ha 12 relè diversi:

  • due nel tronco cerebrale per la conduzione del seno atriale e due per la muscolatura liscia

  • due nel midollo cerebrale per la conduzione ventricolare del miocardio dx e sx (muscolatura striata)

  • due nella corteccia motoria per la motricità del miocardio

  • due relè nella corteccia cerebrale, area perinsulare, rispettivamente per le vene (ritmo tachicardico) e le arterie coronariche (ritmo bradicardico)

  • due relè nel cervelletto per il pericardio

L'infarto avviene in un momento particolare del programma SBS e cioè durante la crisi epilettoide (CE) ed è cerebrale. Inoltre non esiste un solo tipo di infarto ma ben quattro:

  1. miocardio sinistro in CE, e durante l'infarto posso avere abbassamento della pressione massima e dolore al braccio destro

  2. miocardio destro in CE e durante l'infarto, cerebralmente può essere coinvolto il relè del diaframma sinistro che non sarà più mobile e produrmi una forte dipsnea. Posso sentire il cuore che batte in gola e anche sentire dolore al braccio sinistro

  3. vene coronariche in CE e durante l'infarto avrò grande affanno.

  4. arterie coronariche in CE e durante l'infarto la bradicardia è esasperata, il cuore non batte più

Normalmente viene riconosciuto solo l'infarto a carico delle arterie coronariche.

L'infarto delle  vene coronariche viene definito embolia polmonare. 

La causa dell'infarto viene attribuita alle placche che vengono rinvenute nelle arterie.o nelle vene coronariche.

Tali placche sono il risultato cicatriziale di una ricostruzione.  Infatti la tunica del vaso è ricoperta all'interno di mucosa di epitelio pavimentoso che in conflitto attivo ulcera e in fase di soluzione ripara, gonfia e cicatrizza, lasciando come resto cicatriziale una stenosi. Queste stenosi sono le placche di colesterolo.

I valori di colesterolo aumentano in fase di soluzione di conflitto (180-200), con recidive aumenta ancora di più (260-300). E dopo diverse recidive i valori restano più alti della norma.

Queste placche possono anche staccarsi durante una CE e finire in qualche arteriola ed ostruirla ma non è questo a causare l'infarto. Il cuore è un'immenso gomitolo di arterie ed arteriole e resta irrorato comunque. Molto spesso addirittura il corpo stesso baypassa l'ostruzione costruendo una nuova rete di irrorazione.

Un'altro fatto importante da chiarire è che il colesterolo che abbiamo nel sangue non è esogeno, non proviene cioè da qualcosa di esterno ma endogeno, cioè viene prodotto dal nostro corpo: in poche parole non dipende da cosa mangiamo.


 

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Prostata: l'esame non salva la vita

(
Corriere della Sera  22/03/2009)


Le parti che nell'articolo sono state evidenziate, contengono tre chiare affermazioni:

  1. Il “tumore alla prostata” cresce così lentamente che c'è il rischio che si muoia di altre malattie prima che debba realmente preoccupare.

  2. Farsi curare di “tumore alla prostata” comporta  sofferenze e disfunzioni anche gravi, senza che si possano dimostrare benefici: impotenza, incontinenza urinaria. Lo dichiara il New England of Medicine che ha pubblicato due lavori, uno fatto in Europa e uno negli Stati uniti, dove sono state studiate 250.000 persone. Dichiara inoltre che nei 9 anni di osservazione sono morte così poche persone che le differenze tra chi faceva il PSA e chi nulla non sono significative e possono dipendere dal caso.Per riuscire a “salvare” una vita occorre sottoporre allo screening 1.400 persone e trattare 48. Vuol dire che si fanno danni a 47 persone per “guarirne” una. (le virgolette sono nostre).

  3. Inoltre dallo studio americano emergerebbe che quelli che fanno il PSA e l'esplorazione rettale muoiono di più che quelli che non fanno alcun esame.  Il dubbio rilevato dall'articolo è che i primi muoiono di più quindi per eccesso di cure (chirurgia, radioterapia, chemioterapia e ormoni).... (e, aggiungiamo noi, per paura). 

A sostenere le osservazioni degli studi pubblicati dal  New England of Medicine e dal Corriere della Sera, ci sono le indicazioni che derivano dalla conoscenza delle 5 Leggi Biologiche: 

La Prostata.

1)      E' composta da tessuto endodermico che cresce poco alla volta, come un embrione. PERCIO' E' VERO CHE CRESCE LENTAMENTE.

Inoltre aumenta la sua funzione e cresce nella fase di conflitto attivo, sensatamente, in base alla sua funzione, che è quella di produrre più liquido spermatico per poter fecondare meglio. Le situazioni che attivano la prostata possono essere diverse: desidero avere più donne (che biologicamente significa fecondarle). Mio figlio non può avere figli o è gay o prete (e biologicamente mi attivo io per fare prole) etc.

E poiché è facile che non ci sia costantemente un conflitto in attivo ma che proceda per recidive, CRESCE ANCORA PIU' LENTAMENTE.

2)      L'impotenza provocata dalle cure è un fatto accertato.

3)      Un intervento clinico produce degli effetti. A parte quelli collaterali dovuti alla “cura” ci sono poi anche quelli in base al sentito della persona. Gli esempi da osservare sono molteplici ma ne facciamo uno per tutti: se la persona diventa impotente, si può facilmente sentire svalutato a livello sessuale. Questo sentito, in fase attiva, produce una osteolisi alle ossa del bacino. Quando poi la persona si mette un po' il cuore in pace per la sua nuova condizione, andrà in soluzione e le ossa inizieranno a riparare producendo dolore e una diagnosi di metastasi al bacino.

La paura farà poi il resto. Anche qui le possibilità sono diverse ma vi propponiamo quelle più comuni: potrà sentirsi solo e abbandonato a sé stesso, in lotta per la sopravvivenza, attivando i tubuli collettori renali (profugo) attivando la ritenzione idrica che andrà ad esasperare qualsiasi sintomatologia. Potrà sentire che per lui non c'è scampo, che morirà, e attivare gli alvoli polmonari (adenocarcinoma alveolare) etc.

 

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Cancro alla prostata “Il test è inutile”

(La Stampa  13/03/2010)

 E' Richard Ablin ad affermarlo, cioè il docente di Immunologia alla University of Arizona College of Medicine, nonché proprio colui che quarant'anni fa scoprì il test del PSA, utilizzato come marcatore per eccellenza dal 1970. Nell'articolo afferma: 

1)      L'affidabilità del test del PSA è “poco più che tirare una monetina in aria, peggio, è un costoso disastro nel campo della salute pubblica.” E si rivolge sopratutto ai colleghi dichiarando “Non avrei mai potuto immaginare che la mia scoperta avrebbe portato a un disastro regolato dalla legge del profitto”.

2)      La sua tesi, già sostenuta da una parte della comunità scientifica è che “l'esame produce molti falsi positivi e troppo allarmismo”. Afferma inoltre che “gli ultrasessacinquenni che sviluppano il tumore alla prostata hanno più probabilità di morire “con” un carcinoma prostatico che “per”  un carcinoma prostatico.

3)      Il test non misura la gravità della malattia. Uomini con valori bassi di PSA possono comunque sviluppare un cancro della prostata,mentre persone che hanno un valore alto possono essere del tutto sani.

4)      Il professore cita uno studio americano dove si rileva che l'esame non ha ridotto il tasso di mortalità.

 Le affermazioni dello scopritore del test del PSA non hanno bisogno di altri commenti: ricordiamo solo che il PSA non è un valore relativo solo alla prostata, ma che riguarda diversi tessuti endodermici per cui l'aumento è dato dalla fase attiva dopo diverse recidive. Non a caso persone che si sono sottoposte all'intervento, e che quindi non hanno più la prostata, hanno visto i loro valori di PSA mantenersi tali o addirittura continuare ad aumentare.

Il fatto che sia lo scopritore stesso del test ad avvertire dell'abbaglio e che nonostante questo il problema venga trattato con gli stessi parametri di prima, fa venire voglia di aggiungere qualcosa alle riflessioni sollecitate dal primo punto: è comprensibile che la legge del profitto faccia i suoi interessi, ma quando questo supera il limite andando a ledere i più elementari diritti del cittadino (in questo caso di salute)  si può a buon diritto parlare di “truffa a carico del consumatore!” Perchè è di questo che stiamo parlando: ci continuano a vendere qualcosa che oltretutto ci fa male.